La Bancarella dell'Agricolo - Versione Stampabile 
Questa bancarella espositiva ha lo scopo di informare il pubblico sulle varie piante che venivano coltivate nel Rinascimento nella nostra zona, la Romagna, a scopo alimentare.
Particolare attenzione è naturalmente rivolta ai cereali, le colture più sfruttate, specie nei periodi di carestia, a causa del loro breve ciclo vitale e dell’elevato apporto nutrizionale.
La graminacea più coltivata era il grano: esisteva già il grano duro, del tutto simile all’attuale, che veniva utilizzato per ricavare la farina per la produzione del pane. Ma nel Rinascimento era privilegiata la coltivazione del farro, una varietà di grano dai chicchi lunghi e stretti, utilizzato per preparare un piatto tipico dell’epoca a base di legumi e cereali.
Un’altra importante coltivazione, tra le più antiche del mondo, era quella dell’orzo, che veniva seminato in grandi quantità anche nel Rinascimento: dai suoi chicchi si ricavava il malto, utilizzato per produrre varie bevande alcoliche, prima fra tutte la birra.
I contadini spesso coltivavano anche il miglio, una pianta estremamente versatile, resistente alla siccità e capace di maturare in 60-80 giorni in terreni relativamente poveri.
Alla base della frugale dieta dei poveri erano anche diverse varietà di legumi, come i ceci, le fave, le lenticchie e, soprattutto, i fagioli, che per la loro grande diffusione e il loro elevato contenuto di proteine, hanno meritato il famoso appellativo di “carne dei poveri”.
Non potevano infine mancare ortaggi come l’aglio e la cipolla, o diverse erbette di campo, come la bieta o la borragine, spesso cucinate in minestre che, con l'aggiunta di qualche fetta di pane, divenivano un pasto completo.
Fondamentalmente le varietà coltivate nel Rinascimento sono simili a quelle che vengono coltivate al giorno d’oggi: del resto i tempi possono cambiare ma l’uomo per sopravvivere dovrà sempre nutrirsi coi frutti della terra.
Autore: Fafo [ Torna Indietro ] |