Gruppo Storico Brunoro II - Pro Loco di Forlimpopoli (FC)

Brunoro II Zampeschi: il signore e il gruppo storico.

Ultimo discendente della casata Zampeschi, nobile famiglia che governò Forlimpopoli tra ‘400 e ‘500, Brunoro II è l'illustre personaggio che presta il nome al nostro gruppo storico.

Frontespizio de L'innamorato, di Brunoro II Zampeschi

La sua storia è breve ma intensa: quanto i suoi antenati furono rozzi, violenti, macchiati del sangue dei consanguinei (il nonno, Brunoro I, uccise il fratello per questioni di eredità) tanto Brunoro II aspirò ad essere un raffinato. Pur tra guerre e condotte di armati, sotto l'uno o l'altro padrone, volle essere letterato, poeta e mecenate, potendo addirittura vantare dell'amicizia di Torquato Tasso.

Rapito da un cardinale a undici anni, sposo a sedici, abile uomo d'armi fin dalla tenera età nonostante il fisico gracile, coi suoi uomini prestò servizio presso molti signori, ingaggiando e vincendo battaglie in tutta Italia e in buona parte d'Europa. Oltre che Signore Sovrano e Vicario Pontificio Perpetuo di Forlimpopoli, diventò Governatore di Crema e della Dalmazia, Dux e Governatore Plenipotenziario di Candia, Signore di Giovedia, di San Mauro e di Tomba. Celeberrima è la sua campagna di Francia al servizio di Emanuele Filiberto, che lo inviò in aiuto a Caterina dei Medici in guerra contro gli Ugonotti. In quell'occasione, il coraggio con cui combatté al comando delle sue cento celate verde e oro gli valse l'onore di essere insignito dal re di Francia con la croce dell'ordine di S. Michele.

Tomba di Brunoro II Zampeschi

Ma la sua vita avventurosa e piena di fatiche e onori richiese un caro prezzo. I duri periodi di guerre indebolirono la sua salute e Brunoro II, tornato al suo paese natale debole e malato, morì nella Rocca di Forlimpopoli nel 1578, all'età di soli 38 anni. Fu sepolto a Forlimpopoli presso la Basilica di San Rufillo, nel sarcofago monumentale fatto costruire dalla moglie, la Principessa Battistina Savelli.

Tomba di Brunoro II Zampeschi (Particolare)

Così lo ricorda il Vecchiazzani, il più importante storico di queste terre: "Fu cavaliere valoroso, amato, riverito e talora temuto, perché aveva perfetta cognizione dell'homini, degl'affari e de' Paesi; e, benché fosse di singolare intendimento, nulladimeno non reputava gli altri ignoranti, né presumeva di sapere egli ogni cosa; camminava sempre col medesimo passo, né mai si scostava dal buon sentiero. Nelle sue opinioni non ammetteva cose che sentisse di sfacciataggine, d'adulazione, né di frivolezza. Niente risolveva con fastidio, con dispetto, con collera, o con troppa celerità".

La casata degli Zampeschi finì con Brunoro II, che non lasciò discendenti. Ma la fama di questo grande uomo non è morta con lui. Il suo motto, "Pur ch'io possa esser felice", ancora oggi è impresso su uno stendardo che garrisce al vento. Quello del nostro gruppo storico.

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